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sabato 21 febbraio 2015

Zygmunt Bauman, "Living in Times of Interregnum" (Università di Siena, 28 marzo 2014)



Zygmunt Bauman. Al nome del quasi nonagenario sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche avrei al massimo saputo associare un aggettivo: liquido. Certo, una nozione sufficiente per fare conversazione in un pub, ma rimaneva per me un mistero che cosa significasse nello specifico il termine all'interno della sua Weltanschaung. Così, quando il 28 marzo 2014 ha tenuto una lezione aperta presso il campus del Pionta, mi sono recato con un mio amico per conoscerlo meglio.
Volete sapere cosa si è detto durante quest'incontro? Continuate a leggere, allora!

La prof.ssa Loretta Fabbri, emozionata, apre la conferenzz, ricordando la fortuna dei modelli interpretativi formulati dallo studioso. Poi ringrazia il prof. Simone Zacchini, che con Bauman ha tenuta una fitta corrispondenza, per la presenza di un tale ospite nel campus aretino.
Le segue il prorettore Francesco Frati, docente di zoologia, che, dopo i consueti ringraziamenti, un tema caro a Baumann, vale a dire la diversità: tracciando una dicotomia tra natura/cultura forse un po' logora, sottolinea come anche nel mondo biologico la (bio)diversità sia un fattore importantissimo. Ecco un trait d'union tra il mondo della scienza e gli studi umanistica.
Segue il benvenuto della professoressa Laurie Anderson.

Le succede Pasquale Macrì, assessore alla cultura per il Comune d'Arezzo che, dopo aver palesato l'emozione per quell'evento; rispolvera un discorso che spesso tiene durante questi momenti di gala, ricordando i grandi aretini della storia, tutti a loro modo rivoluzionari. Il suo discorso è grosso modo questo: così come Mecenate, - prosegue l'assessore - ha ricondotto la babele di lingue parlate nell'Italia romana a una forma di latino letterario [sic.]; così come Cimabue ha rivoluzionato l'arte superando l'astrattismo bizantino e introducendo un nuovo realismo; così come Piero della Francesca ha rivoluzionato la concezione dello spazio; allo stesso modo Bauman può essere considerato un rivoluzionario e un costruttore-unificatore.
A questo punto è il turno del prof. Ferdiando Abbri, nella cui breve ma succulenta introduzione sottolinea come la teoria di Bauman abbracci svariati campi del sapere (politica, sociologia, filosofia ecc.) e come l'ospite d'onore non sia affatto un pensatore sistematico, bensì un analizzatore della modernità e della post-modernità.
Ma cosa vuole dire post-moderno? E che rapporto intercorre tra il moderno e il postmoderno? Bauman ha paragonato il passaggio dalla modernità alla post-modernità (e le relative questioni etiche) al passaggio di una sostanza dallo stato solido a quello liquido. Il prof. Abbri, con onestà intellettuale, ci tiene a precisare che, non essendo un sociologo ma uno storico, le sue riflessioni si basano sulla lettura dei testi e ne cita alcuni da lui ritenuti fondamentali:
  • Modernity and the Holocaust (1989), in cui si affronta il tema dell'autoassoluzione della memoria storica tentata dai negazionisti;
  • Postmodern Ethics (1993),  un testo incentrato sulle problematiche inerenti al relativismo etico;
  • In Search of Politics (1999), dove si affronta il tema del declino politico e della sfiducia verso le istituzioni, nonché l'importanza degli spazi pubblici;
  • Liquid Modernity (2000), forse il suo testo più importante.
A questo punto Bauman dichiara (in un inglese che, ahimè!, sono riuscito a seguire solo a tratti) di apprezzare  i commenti e strappa delle risate tra gli astanti dichiarando (parole testuali) di provare una trepidazione tremebonda. Inizia poi il suo discorso.
Per prima cosa cita un passo di Diario di un anno cattivo (2007), romanzo del premio Nobel sudafricano John Maxwell Coetzee, in cui lo scrittore s'interroga sul perché l'umanità non può condurre una vita cooperativa come le api. Alla base di questa problematica, spiega poco dopo, c'è un sentimento di smarrimento dovuto al periodo di transizione che viviamo. Introduce quindi un concetto-chiave formulato da Antonio Gramsci (da lui definito greatest Italian philosopher), vale a dire quello di interregno: termine con cui s'indica il passaggio da un vecchio assetto istituzionale a uno nuovo e non ancora formato. Tito Livio è il nostro riferimento per la formulazione di questo concetto: lo storico romano, infatti, ci racconta che, nella Roma monarchica, alla morte del mitico re Romolo, dopo 36 anni di regno, i Romani si trovarono spaesati, del tutto impreparati al passaggio sotto un nuovo sovrano e dunque a un nuovo assetto politico-amministrativo. Le persone, protagoniste di queste tipologie di momenti storici, capiscono che il vecchio modo di risolvere i problemi non funziona ormai più, ma che non ci sono soluzioni pronte all'uso sul momento.

bauman
Immagine tratta da http://www.tsdtv.it/.

Una situazione di interregnum più vicina a noi (nonché meno mitica e più storica) la ritroviamo quattro secoli fa: la riforma protestante creò numerose conflitti, fino a che non si giunse alla Pace di Augusta (1555) e in seguito al Trattato di Vestfalia (1648). Con la prima si sanciva ufficialmente la divisione di fatto della Germania tra cattolici e luterani, e prevedeva l'obbligo per i sudditi di seguire la confessione religiosa del proprio sovrano: ciò comportò l'istituzione del cuius regio eius religio. La pace di Vestfalia, invece, pose fine alla cosiddetta guerra dei trent'anni, iniziata nel 1618, nonché alla Guerra degli ottant'anni tra la Spagna e le Province Unite. Ora, col principio cuius regio eius religio inizia a prendere campo il principio di volontà del sovrano cui seguirà quello moderno di sovranità territoriale: tale modello sarà successivamente esportato grazie al colonialismo dall'Europa al resto del mondo.
A questo punto Bauman fa una considerazione: la sovranità territoriale può sussistere solo se vi è l'autosufficienza militare, politica ed economica. In seguito alla di conseguenza alla globalizzazione, tali forme di autosufficienza (specie quella economica) non esistono più, in quanto si è creata una fortissima interdipendenza tra le nazioni, come dimostra la crisi finanziaria iniziata nel 2007. A complicare il quadro generale c'è un cambiamento fondamentale: la separazione del potere dalla politica. Mentre la politica sembra evaporata (evaporated) nel cyber-spazio, il potere continua ad essere legato come secoli fa al territorio.
Oggi, gli stati nazionali non sono più autosufficienti. Quello che accade ad Arezzo può influenzare quanto succede in Nuova Zelanda. Siamo in una situazione in cui potere e politica non sono più la stessa cosa. La politica non è più in grado di rispondere alle esigenze del cittadino. Quest’utlimo è chiamato a provvedere da solo a problemi che riguardano l’intera società. Tutto ciò, da una parte crea malcontento e sfiducia nei confronti delle istituzioni, dall’altra si traduce nella ricerca di nuove forme di impegno politico
Questo è il double bonds ("doppio vincolo") che crea la schizofrenia generale che viviamo in questo periodo, col deterioramento del potere territoriale (local power) che ne consegue: per descriverne le conseguenze la metafora dei danni collaterali, vale a dire la perdita di fiducia da parte dei cittadini. I governi, infatti, non riescono più a risolvere i problemi legati a ciò che prima era competenza del Wellfare (istruzione, sanità ecc.). La soluzione a molti dei problemi suddetti, inoltre, un tempo erano gratuite. Adesso - ed è questo il dramma - occorre cercare soluzioni individuali per i problemi sociali! Ecco allora che si affacciano all'orizzonte correnti come quella degli idignados o di OccupyWallStreet. Ricerche e statistiche recenti hanno rivelato come tali movimenti siano costituiti da individui diversi anche politicamente: segnale allarmante di un malessere diffuso.

Immagine tratta da http://www.tsdtv.it/.

Bauman non ha una ricetta per tutto questo: si limita a dire che lui, come studioso, non può far altro che analizzare e cercare di descrivere il momento di transizione che stiamo vivendo, ma non può prevedere il futuro. Certo è, conclude, che potere e politica hanno divorziato. Sta a noi, nel nostro piccolo, il tentativo di rimetterli insieme. La soluzione non sta negli stati nazionali, ma in regole condivise dettate dal vivere sociale. (Ricordate il discorso sulle api all'inizio?) Ma come far cooperare potere e politica? Non è facile rispondere.
Le spinte al cambiamento ci sono, ma non si sono tradotte in nulla di concreto. Televisioni e giornali hanno parlato a lungo di Occupy Wall Street. L’unica forza a non aver prestato affatto attenzione a questo movimento è però stata proprio la Borsa di Wall street. Non è cambiato nulla. C’è stata resistenza al cambiamento.
Ma, mentre cerchiamo una risposta, molti sono i problemi che affliggono il mondo e che appartengono a tutti noi quali l'impatto ambientale e l'immigrazione. Si tratta, infatti, di problemi che non si possono affrontare a livello nazionale. Se l'immigrazione, argomento caro allo studioso, un tempo era a local solution for a local problem, ora il problema riguarda tutto il mondo. Tutti noi siamo costretti a vivere in un mondo multietnico, ciò rende indispensabile la cooperazione. È necessario, dunque, instaurare un dialogo, anche tra idee differenti: cita, pertanto (in modo forse un po' ruffiano), il dialogo tra papa Francesco e il giornalista Eugenio Scalfari. Il dialogo, in conclusione, è la sfida di quest'epoca d'interregno.


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Zygmunt Bauman, Living in Times of Interregnum (Università di Siena, 28 marzo 2014) di Marco Luchi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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mercoledì 10 dicembre 2014

Presentazione BOLBO + Sgargabonzi Light



Giovedì 11 dicembre alle ore 20.30 presso La Feltrinelli Point ad Arezzo presenterò assieme agli autori Bolbo, il nuovo psichedelico romanzo di Alessandro Gori (aka Lo Sgargabonzi) e Gianluca Cincinelli.
Il plot è il seguente:
Natale 1986.
Una famiglia disfunzionale si rifugia sotto il tavolo della cucina per rifarsi una vita lì. Sarà solo l’inizio di un vortice di avventure ai confini del ragionevole, fra menestrelli del britpop, simbionti messicani e spettri di amori mai vissuti. Un universo dove il tempo e lo spazio sono solo un’opinione.
Si tratta di un libercolo dove ritroverete tutto quando vi è piaciuto in Gunther Brodolini (umorismo nero, allucinazioni ligergiche, inganni etico-prospettici ecc.
Ma c'è dell'altro.

Sappiate che non mi riferisco solo a Greganti, «un plantigrado caffeinomane dal carattere splendido», ma a nuovi e inclassificabili ingredienti narrativi, nonché a inedite suggestioni in bilico tra lirismo ed esistenzialista come questo:
nella vita si impara qualcosa solo da bambini, per poi affannarci inutilmente per il resto dell'esistenza cercando di catturare magari anche solo una scia, di quei colori visti solo allora.
Se mi è consentito, aggiungerei un ulteriore motivo per acquistarlo: posso fregiarmi di aver avuto la possibilità di collaborare al suddetto libro con alcuni miei endecasillabi. 

Non ci credete? Allora compratelo!

giovedì 10 luglio 2014

[Indice] Sgargabonzi LIVE!



Con lo Sgargabonzi LIVE!, il blogger e scrittore Alessandro Gori porta in giro una fetta del suo mondo psichedelico che conosciamo dal web (sgargabonzi.com): un folle caleidoscopio di racconti surreali e personaggi tragicomici, improvvisazioni e monologhi al fulmicotone, dadaismo assortito e interazioni col pubblico. Dopo un tour di successo al nord, da Genova a Trento, passando per Milano, Bergamo e Treviso, torna ad Arezzo.
Lì, in occasione di uno spettacolo presso il Circolo Aurora, nasce il sodalizio artistico col sottoscritto: pianista a tempo perso. E così lo Sgargabonzi LIVE! si arricchisce di un sottofondo musicale con esiti spesso imprevedibili. L'affiatamento tra noi due è destinato a durare e solidificarsi, tant'è che, allo spettacolo già menzionato, ne seguono altri due: uno ad Arezzo e l'altro a Modena.

Date e foto

  • Sgargabonzi Wave! - presso Circolo Aurora, p.zza Sant'Agostino 22, Arezzo, 17/07/2014 h. 18:00, all'interno dell'evento Arezzo Wave off!
  • Sgargabonzi LIVE! - Lago Film Fest, presso il lago Revine, Treviso, 25/07/2014 h.  22.00
  • Sgargabonzi LIVE! - presso Circolo Aurora, p.zza Sant'Agostino 22, Arezzo, 30/07/2014 h. 21:30 [Annullato]

Dicono di noi

lunedì 21 aprile 2014

Riot Van - Letture terminali



Ciao baldi giovini!
Come state?
Era un pezzo che non scrivevo nel blog, ma ero davvero oberato di impegni. A ogni modo, che lo vogliate o meno, I came back e voglio darvi conto di alcune buone nuove.

In primis, vi faccio tanti (laicissimi) auguri buona Pasquetta.
In secondo luogo, vi segnalo che la rivista free-press Riot Van ha pubblicato alcuni dei numerosi testi declamati in occasione di Torino una sega III (TUS 3).
Tra questi, troverete le parole e i versi di due miei amici: sto parlando di Alessandro GoriAndrea Berneschi. Ma la cosa più rilevante è che, all'interno, avrete modo di godervi un mio prosimetro basato su I sonetti dell'Aurora!

Il numero, inoltre, contiene racconti e poesie di: Daniele Pasquini, Simone Lisi, Gregorio Magini, Collettivomensa, Giovanni Ceccanti, Andrea Lattanzi, Gabriele Merlini, Salvatore Cherchi, Giovanni Agnoloni, Matteo Pascoletti, Vanni Santoni, Dimitri Chimenti, Luca Bufano, Gianluca Liguori, Edoardo Olmi, Marco Simonelli, Gaspare Bitetto, Matteo Grimaldi, Mattia Mei, Frank Solitario, Diego Bertelli, Denise Bresci, Ugo Polli, Tommaso Pieri.

La grafica (alquanto minimale) dell'ebook, curata dallo staff di Riot Van, vede il contributo di Mattia Vegni, Guerrilla Spam, Niccolò Gambassi, Antonio Pronostico, Francesco Campanella e Michele Santella e del già citato Collettivomensa.
Se volete scaricare l'ebook (disponibile sia in formato .epub sia in formato .mobi), il link è quello qua sotto.

Ad majora, noccioli!


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martedì 25 febbraio 2014

Lo Sgargabonzi Live! (Arezzo, 01/02/2014)


presso il Circolo Aurora,

Il 1o febbraio 2014, durante Lo Sgargabonzi Live! tenutosi al Circolo Aurora di Arezzo, ho avuto l'onere e l'onore di accompagnare al pianoforte il mio amico (e amasio) Alessandro Gori, durante il reading dei suoi testi.
Per chi se lo fosse perso, ecco a voi una galleria di immagine a tema: spero che, guardando tali foto, vi pentiate di essere mancati all'evento e, dopo esservi cosparso il capo di cenere, sarete presenti al prossimo Sgargabonzi Live!, il 07 febbraio 2014.

Locandine

Iniziamo con la prima locandina fatta per l'evento. È piuttosto artigianale: è stata fatta da me, sacrificando tre giorni che avrei dovuti impiegare per la preparazione del mio ultimo esame universitario nel tentativo di apprendere i rudimenti di GIMP.
Alla fine, comunque la pensiate, posso sentirmi soddisfatto...


La seconda locandina in ordine di tempo (vale a dire quella "seria"...) è stata fatta da Giovanni Moro, un tipo taciturno e all'apparenza alquanto losco.


La terza, infine, è quella del Cico, storico personaggio aretino, che per un attimo ha fatto pensare a un improvviso cambio di pianista: alla sostituzione di Marco Luchi con Marco Lupi [sic.].
Accident'ai refusi!


Lo sciò!

Foto di Marco "Lupi" al pianoforte, gentilmente concessami dal Tonio.
(Sì, esatto, quello che vende le lavatrici in quel di Badia al Pino.)


Ed eccovi alcune foto auto-celebrative. Qui sono in compagnia di Francesco Maria Rossi, del trio comico gli Avanzi di balera: questi, oltre a vestire i panni di conduttore e moderatore, ha sbigottito gli astanti, sfoderando le sue doti di psicologo e diagnosticandomi sul palco la sindrome di Asperger.

Foto di Giovanni "Rana" Fontanelli.

Qui, invece, sono assieme a Mireno Scali, comico attore e cabarettista, celebre negli anni Ottanta in quanto sosia di Benigni.
Uno dei due nella foto era nudo dalla vita in giù, ma non vi dico chi...

Foto di Giovanni "Rana" Fontanelli.
E adesso, solo per voi, l'unica foto veramente affidabile in grado di svelare le reali sembianze di Alessandro Gori.
(O perlomeno, quelli che erano i suoi connotati prima di venire lapidato da una folla urlante e schiumante di indignazione.)
Siete pronti?

Tre.

Due.

Uno.

Fuoco!

Foto di Giovanni "Rana" Fontanelli.


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domenica 1 dicembre 2013

Concorso “Schegge di paura per un Natale Horror” (edizione 2013)


I vivi non esistono!



Ho scritto questo racconto per il concorso Schegge di paura per un Natale Horror (edizione 2013) secondo le direttive dettate in questo bando. Se vi piace, vi invito a commentare e/o a mettere mi piace a questa pagina Facebook.

È ricomparso nella nebbia della stanza.
Un'immagine tremolante.
Mi ricordo di lui. È la stessa creaturina che ho visto succhiare il nenne dalle pocce della mamma. 
Lui non è mai riuscito a vedermi. A volte si è voltato verso di me, sì, ma io mi sono nascosto.
Non voglio incrociare il suo sguardo.
Mi fa paura.
L'ho visto anche piangere accanto a una vecchia. Gridava: «Mammina, perché mi hai lasciato?».
Non capisco. La mia ripete che staremo in eterno insieme.
E l'ho visto altre volte decorare quell'abete, ma mai così solo e triste.
«Mamma, è lì!» esclamo stringendomi alla sottana, «la sua faccia però è più brutta: assomiglia a un foglio accartocciato...» 
Mi brontola: «Fai correre troppo la fantasia». Poi usa paroloni: «Come può esistere il tempo, se siamo eterni? Com'è possibile invecchiare? Te lo ripeto: i vivi non esistono».
Poi sorride amorosa e mi accarezza la testolina.
Passa attraverso quel signore e lui ha un brivido. Dalle mani gli cade una pallina di natale che si infrange sul pavimento.


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martedì 15 ottobre 2013

“Torino una sega 3” pt. 02



Book fotografico

Foto scattate in occasione di “Torino una sega 3”, reading collettivo svoltosi in data 11 ottobre 2013 presso il “Caffè Notte”, via delle Caldaie 18, Firenze.
Alla manifestazione hanno partecipato anche due mie amici: Alessandro Gori (Lo Sgargabonzi) e Andrea Berneschi.
Questa galleria è dedicata a tutte quelle merdacce dei mie amici (e delle mie amiche) che, senza presentare alcun certificato medico a propria discolpa, hanno dato forfait.
Spero di cuore che, guardando queste immagini, vi sentiate un po' in colpa.
Buona visione!


Manifesto della terza edizione
di “Torino una sega” (abbreviato TUS 3).




La fiumana.


Il comitato di accoglienza.


Ordine dei lettori: il mio è quello sotto
la punta della freccia.


Tra i nomi che compaiono nell'elenco, si
segnala Alessandro Gori (l'autore del blog
Lo Sgargabonzi) che ha letto “Dilapidazioni”.


Altra lista, altri nomi. Tra questi l'autore
del blog Il Marinajo, che ha letto alcune
sue poesie tratte dalla raccolta “Hospitale”.


Copia (accartocciata per la pioggia) di
RiotVan, rivista indipendente fiorentina,
disponibile sia in cartaceo che in formato
digitale. Il prossimo numero sarà dedicato
TUS 3.


Foto
Eccomi, mentre fisso Daniele Pasquini (RiotVan)
leggere un racconto tratto dal libro
di Paolo Zardi, Il giorno che diventammo umani.


Gli ultimi cinque minuti a mia disposizione
per un (vano) ripasso dei pezzi da leggere.


Il sottoscritto in posa compìta
durante la declamazione.


Mezzo busto da dietro.


Quel bugigattolo della “Sala baita”.


Il retore e l'uso della gesticolazione.


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giovedì 10 ottobre 2013

“Torino una sega 3” pt. 01




Prosimetro ad hoc per l'occasione


11 ottobre 2013
Caffè Notte, Firenze

Chi viene da fuori, abituato al buonismo delle commedie firmate Pieraccioni, non riesce neppure a immaginare il clima che si respira qui in Toscana. Ignora, ad esempio, come ciò che è camuffato da campanilismo sia, in realtà, un odio cieco, generalizzato, senza quartieri; un sentimento funesto che coinvolge, non solo i rapporti tra città e città, ma persino quelli tra centro e provincia, nonché tra un rione e l'altro. Del resto,

della Toscana ogni turista apprezza
le morbide colline del senese
la «Rinascenza», i palazzi e le chiese,
ogni enogastronomica dolcezza.

Ma a tutto ciò uno nato là s’avvezza:
conosce amenità giammai riprese
dai filmati o dai clic d’un giapponese:
qual sottobosco adombra la bellezza!

Hai visto Berlinguer ti voglio bene?
Sai quel sorriso greve e nichilista
che dai dialoghi emerge e dalle scene?

Sembra cosa oggi morta, a prima vista,
ma ancora scorre nelle tosche vene
e ove cercarlo annoto in una lista:

per lo più si mantiene
nei circoli ARCI, in mezzo a gente insana,
a bordi della coscienza umana. 

Arezzo non si fa certo mancare simili circoli, uno di questi è il Circolo Aurora. Lo si raggiunge risalendo per un breve tratto Corso Italia e svoltando, a una certa, a destra lungo via Garibaldi. L'area in cui tale circolo è collocato, vale a dire piazza Sant'Agostino, è bacino di variegati tipi umani degni di un approfondito studio antropologico. Tutto questo è dipeso dall'attrattiva esercitata dal locale, acuita dal prezzo competitivo degli alcolici: il che l'ha reso uno dei principali “sbronzifici” della città. Molti – come dicevo – sono i personaggi presenti meritevoli di nota, non ultimo il proprietario del circolo: Sergio, meglio noto come Cico. 

In giacca accoglie notturni avventori,
sia chi del circolo da tempo è avvezzo,
sia quelli per cui cova un po’ di sprezzo,
sia chi vien per la sala fumatori;

molti son sinistorsi e imbonitori
da poco o molto attivi qui ad Arezzo,
molti altri son attratti per il prezzo
proletario del vino e dei liquori.

In fondo in fondo c’è persino un piano
che, da alticcio, suonicchio; se allor giunge:
«Se ti ribecco, ti taglio la mano!»

con voce rauca sgrida, e dopo aggiunge:
«una signora dorme all’altro piano».
Poi, ricompostosi, il bancon raggiunge. 

Pertanto è facile trovare abitués non necessariamente allineati alla linea trotskista-leninista-bersaniana vigente. Per esempio, complice le numerose birre ingerite, si può essere testimoni auditivi di discorsi di questo tenore: 

«Son socialista, ma rimpiango il duce:
ottime iniziative son sue figlie.
E noi? Che ci perdiam in quisquiglie,
mentre lo Stato in brache ci riduce?

Una tara c'affligge, si deduce.
E veder fare ai negri meraviglie
nello sport e all’Islàm nelle guerriglie
a pensar sia genetica m’induce.

Per non dir come siamo soggiogati,
nell’ottica d’un ben più grande piano,
dai Rockefeller e da altri illuminati.

Son socialista, e suonerà strano
ma – minchia! – certi andrebbero impiccati:
da Silvio in sù, fino a Napolitano!» 

In questo caso, il discorso fu pronunciato da un certo Luca, un siciliano sulla quarantina, sedicente ex-soldato e ingegnere informatico.
Il personaggio più interessante, però, resta il vecchio Francesco, noto come Anacleto. Ora, questo è un vecchio solo e ciò, a prima vista, può indurre a provare una qualche tenerezza. Non dovete farvi corbellare! Basta infatti ascoltarlo per circa cinque minuti per rendersi perfettamente conto del motivo per cui è solo: tale risposta è intrinseca nella sua stessa natura di rompicoglioni. Basso, tarchiato e con una vocina fastidiosissima, ti fissa col suo occhio sbalestrato, cercando ogni possibile pretesto per provocarti.

Dotto di scienza e di umanità varia
ha una postilla per ogni argomento,
e te la schiaffa in faccia con fermento
a dimostrare quanto sia precaria

oggi la qualità universitaria:
«se poi se’ un letterato, sta’ contento,
ché tanto sei votato al fallimento».
Dopo la lunga sua Catilinaria

(manco a dirsi), si fa così sfrontato,
da chiederti se gli offri un bel birrino.
Chi non ne parla? M’hanno anche svelato:

«Quello alla laurea non fu mai vicino,
e sicché ancor c’ha il dente avvelenato:
fa tanto il colto, ma è un mezzo cretino!»

Una sera in cui ero particolarmente nervoso, non riuscii a sopportare il suo atteggiamento molesto, perciò gli rinfaccia il fatto che, nonostante l'immensa scienza che ostenta, non fosse mai riuscito a portare a termine uno dei mille percorsi accademici da lui intrapresi. Il risultato? Dopo aver tirato fuori i sostanzialisti e i nominalisti medioevali, ha minacciato addirittura di affogarmi nella fontana.


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martedì 24 settembre 2013

La bottega degli obbrobri #01




Introduzione

Con la quinta puntata di "Friends in Punkrock" s'inaugura La bottega degli obbrobri, rubrica curata dal sottoscritto: si tratta, come recita il jingle, di «cinque minuti di perle di saggezza e aneddoti direttamente dai lati oscuri della cultura».
Prima di proseguire con la lettura e l'ascolto del podcast, vi invito (se non l'avete ancora fatto) a mettervi in pari con le precedenti puntate: 

I Romani a tavola (Podcast #05)


Triclinio in un affresco di Ercolano.

Il comportamento degli antichi Romani a tavola non rientrerebbe certo nei canoni dell'odierno bon ton. Le fonti antichi, letterarie e non, parlano chiaro. Un esempio? Trimalcione, celebre personaggio del Satyricon, invita i suoi commensali a non trattenere eventuali flatulenze in triclinio, giacché sono proprio i medici a sconsigliare di farlo!

«Ignoscite mihi, inquit, amici, multis iam diebus venter mihi non respondit. Nec medici se inveniunt. Profuit mihi tamen maleicorium et taeda ex aceto. Spero tamen, iam veterem pudorem sibi imponet. Alioquin circa stomachum mihi sonat, putes taurum. Itaque si quis vestrum voluerit sua re causa facere, non est quod illum pudeatur. Nemo nostrum solide natus est. Ego nullum puto tam magnum tormentum esse quam continere. Hoc solum vetare ne Iovis potest. […] Nec tamen in triclinio ullum vetuo facere quod se iuvet, et medici vetant continere. Vel si quid plus venit, omnia foras parata sunt: aqua, lasani et cetera minutalia. Credite mihi, anathymiasis si in cerebrum it, et in toto corpore fluctum facit. Multos scio periisse, dum nolunt sibi verum dicere.»
Petronio, Satyricon 47, 2-6
«Scusatemi, amici, ma ormai il mio intestino non mi dice il vero. E i medici non si raccapezzano. Tuttavia ha giovato la scorza di melagrana e la resina di pino nell'aceto. Tuttavia spero, di qui in avanti saprà rimettersi nei ranghi di un tempo. In caso contrario continuerà a brontolarmi intorno alla stomaco, che sembra un toro. Pertanto, se qualcuno di voi ha voglia di fare i suoi bisogni,  non c'è da peritarsi. Nessuno di noi è nato senza buchi. Per me non c'è tortura maggiore del trattenersi. Questa è l'unica cosa che non può proibire nemmeno Giove. […] Comunque io non proibisco a nessuno di fare, nel triclinio, ciò che gli aggrada; anche i medici proibiscono di trattenersi. Che se poi viene da fare qualcosa di più consistente, fuori c'è pronto tutto l'occorrente: acqua, pitali e tutti gli altri accessori. Datemi retta, se il meteorismo va al cervello, provoca fluzioni in tutto il resto del corpo. So che molti son morti a questo modo, per non voler vedere le cose come stanno.»
(Traduz. di A. Aragosti)

Quella malalingua di Svetonio, storico vissuto tra I e II sec. d.C., ci conferma questa credenza medica in un curioso aneddoto intorno a Claudio, l'imperatore più zimbellato della storia.

dicitur etiam meditatus edictum, quo ueniam daret flatum crepitumque uentris in conuiuio emittendi, cum periclitatum quendam prae pudore ex continentia repperisset.
Svetonio, Vita di Claudio, 32 
si dice anche che avesse meditato di fare un editto per consentire di fare peti e rutti durante i banchetti, dopo aver saputo che uno aveva rischiato di morire, essendosi trattenuto in sua presenza per pudore.
(traduz. di F. Casorati)

Il testo suddetto ci fornisce l'assist per trattare di un'altra pratica che oggi considereremmo, specie a tavola, alquanto oscena: parliamo del ructus. In un suo componimento, l'icastico Giovenale, poeta satirico vissuto tra I e II sec. d.C., scrive:

non sumus ergo pares: melior, qui semper et omni
nocte dieque potest aliena sumere vultum
a facie, iactare manus laudare paratus,
si bene ructavit, si rectum minxit amicus,
si trulla inverso crepitum dedit aurea fundo.
Giovenale, Satira III 107 
Troppo diversi siamo, è chiaro:
chi notte e giorno senza posa è in grado
di assumere l'espressione dei visi altrui,
pronto ad applaudire e lodare
se l'amico ha ruttato bene,
pisciato senza inciampi
o se il pitale d'oro ha rimbombato
finendo capovolto, ha tutto dalla sua.

Persino Cicerone in una sua lettera (Epistola ai familiari IX, 22) fa menzione alla pratica.

Non fa eccezione Zoilo, un personaggio modellato sul Trimalcione di Petronio, il quale addirittura si fa aiutare da un eunuco a urinare:

Stat exoletus suggeritque ructanti
pinnas rubentes cuspidesque lentisci,
et aestuanti tenue uentilat frigus
supina prasino concubina flabello,
fugatque muscas myrtea puer uirga.
Percurrit agili corpus arte tractatrix
manumque doctam spargit omnibus membris;
digiti crepantis signa nouit eunuchus
et delicatae sciscitator urinae
domini bibentis ebrium regit penem.
Marziale, Epigrammi X, 82 vv. 8-17 
Gli sta apprezzo un ganzo che gli porge quando rutta rosse piume e stecchini di lentisco; se ha caldo, una concubina sdraiata sul dorso gli dà un leggero refrigerio con un ventaglio verde e un garzone scaccia le mosche con un ramo di mirto. Una massaggiatrice con agile arte gli friziona il corpo e fa passare l'abile mano su tutte le membra; a uno schiocco di dita, l'eunuco, che ben conosce il senale, cura le emissioni della sua delicata urina, e regge il pene sbronzo del padrone che trinca.
(Trad. di M. Scàndola)

Ma il punto più basso, probabilmente, lo si raggiunge in un'iscrizione pompeiana (CIL IV 5244), rinvenuta in una latrina, dove troviamo scritto:
Marthae hoc trichilinium est, nam in trichihnio cacat. 

Bibliografia

Edizioni critiche

  • Enzo V. Marmorale (a c. di), Petronii arbitri cena Trimalchionis, La Nuova Italia, Firenze

Edizioni, traduzioni e commenti di opere petroniane

  • Andrea Aragosti (a c. di), Petronio. Satyricon, BUR, Milano 201116 (1a ediz. 1995)
  • Francesco Casorati (a c. di), Svetonio. Vita dei Cesari, introduzione di Lietta De Salvo Newton, Roma 20102 (1a ediz. 1995)
  • Mario Scàdola, Elena Merli, Marziale. Epigrammi, voll. 2, saggio introduttivo di Mario Citroni, traduzione di Mario Scàndola, note di Elena Merli, BUR, Milano 20083 (1a ediz. 1996)

Sitografia



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La bottega degli obbrobri #01 di Marco Luchi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
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